Come è nata l’AOI

L’Associazione Ottica Italiana venne fondata il 23 Novembre 1926 durante una seduta del Rotary Club di Firenze, in un momento in cui, come sottolineava il Prof. Vasco Ronchi “l’ottica italiana langue, e la demoralizzazione più completa regna in tutti gli ambienti che di ottica si sarebbero dovuti occupare”. La situazione era negativa, sia nell’ambiente scientifico, sia in quello industriale, sia in quello commerciale, per il quale l’Italia dipendeva interamente dalla produzione straniera. Occorreva un ambiente colto, capace di formare i tecnici ed il personale competente per l’industria del settore ottico. Si doveva ricostruire l’ambiente ottico. Ecco che, allora, nacque l’idea di fondare una Associazione culturale, che si occupasse della materia ed attirasse l’attenzione sulle problematiche ad essa connesse.
Il Prof. Pasqualini, Direttore Generale delle “Officine Galileo” di Firenze ne discusse con il giovane Prof. Vasco Ronchi. Nacque così la Associazione Ottica Italiana, AOI. Il numero di iscritti, inizialmente una trentina arrivò, dopo un anno, a duemila.

L’azione dell’AOI venne definita “di potente, continua e fortunata propaganda intesa a rialzare il morale dell’ambiente ottico industriale e tecnico nazionale” Nel 1927, a seguito di una riunione a Padova, sempre per azione dell’ AOI venne fondato l’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze, sulla base del pre-esistente Laboratorio di Ottica e Meccanica di Precisione, mentre veniva creato anche un Centro di Pubblicazioni e Ricerche Bibliografiche Ottiche. Guglielmo Marconi, uno dei soci onorari, in occasione del primo decennio di vita dell’AOI, inviava un messaggio di plauso nel quale leggiamo, fra l’altro “Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha come suo compito eminente di svegliare e promuovere la coscienza della organizzazione razionale scientifica, è lieto di constatare oggi che l’Associazione Ottica Italiana e l’ente che la ospita, l’Istituto Nazionale di Ottica, possono aspirare al più ambito titolo di Benemerenza verso la Patria”. Grazie all’impegno ed alla generosità dei suoi collaboratori, l’azione dell’AOI ha degnamente superata la barriera del III Millennio preservando il suo carattere culturale, squisititamente “di non profitto”